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Profumo di Lavanda

Storia e origini

Le antiche origini

Come tutte le storie affascinanti che si rispettano anche la lavanda vede le sue origini avvolte nel mistero. Sono molte le supposizioni fatte sulla sua provenienza e alcune di queste la vedono protagonista sia in Arabia che in Nord Africa. Ma non solo, numerose testimonianze chiariscono che già i Greci la identificavano con il nome ‘nardo’, dal nome della città da cui credevano provenisse e associandola alla specie Nardostachys grandiflora, utilizzata per creare oli essenziali. Successivamente i Romani iniziarono a fare un largo uso della lavanda e si deve a loro il nome, che deriva dal latino ‘lavare’, conosciuto così anche oggi. L’utilizzo principale era, appunto, la profumazione dell’acqua da bagno con olio e fiori di lavanda.

   

Gli usi nella storia

Nelle epoche successive, la lavanda mantiene la sua fama e conquista l’appellativo di erba curativa grazie alle testimonianze dell’epoca di Plinio il Vecchio. Nel Medioevo, invece, la lavanda veniva utilizzata principalmente per produrre un medicinale che curava crampi intestinali, nausea e singhiozzo. I pittori fiamminghi del Rinascimento scoprirono che l’olio di lavanda funzionava benissimo come diluente. Nell’Inghilterra Elisabettiana, poi, le dame inglesi abitualmente cucivano sacchetti con fiori di lavanda all’interno dei loro vestiti per lasciare una piacevole scia di profumo e per combattere le tarme.

L’aromaterapia

La lavanda subisce un ulteriore riconoscimento delle sue proprietà dopo il 1900, grazie al padre dell’aromaterapia, René Maurice Gattefossé. Mentre era al lavoro nel suo laboratorio di profumeria, a causa di un incidente rimase ustionato in modo grave e dopo aver utilizzato la medicina tradizionale, iniziò a curarsi con l’olio essenziale di lavanda. Questo caso fortuito portò lo stesso Gattefossé a procedere con lo studio delle proprietà benefiche delle piante aromatiche, a conferma anche delle qualità antisettiche dell’olio di lavanda.

Le definizioni botaniche

Lavandula spica (o Lavandula Latifolia)

I suoi nomi più comuni sono ‘lavanda maschio’ e ‘grande lavanda’. I suoi steli sono lunghi e hanno diverse spighe di fiori. Il suo clima ideale è caldo e con un terreno di calcare secco.

Lavandula vera

Conosciuta anche come Lavanda officinalis o Lavandula angustifolia. È la famosa lavanda della Provenza che ogni anno richiama tantissimi turisti per le feste del mese di agosto, soprattutto quella di Valreas. La sua forma ha dei piccoli ciuffi, con gli steli di fioritura corti e privi di ramificazioni e con spighe di fiori con sfumature variabili.

Lavandula hybrida

I nomi con cui è conosciuta popolarmente questa varietà sono ‘lavanda grossa’ e ‘lavanda bastarda’, proprio per il suo sviluppo maggiore. In realtà, si tratta di un ibrido spontaneo nato dalla L. vera e dalla L. spigo., chiamata Lavandino. Essendo sterile, il lavandino viene riprodotta grazie al metodo della talea e utilizzata principalmente per i prodotti industriali.

Lavanda stoechas

Questa specie si distingue sia da tutti gli altri tipi sia per l’aspetto sia per il fatto che necessita di un terreno non calcareo. L’insieme dei fiori ha una forma compatta e a spiga, lunga nel complesso circa 3 cm e di colore viola, blu o purpureo.

Significati e leggende

Un po’ di magia

Tra le numerose credenze e leggende legate alla lavanda, una delle più antiche è legata alla dea Venere e ai riti magici dell’amore. Grazie al suo profumo, infatti, si credeva potesse attirare gli uomini e quindi essere perfetta per gli incantesimi d’amore. Ma non solo, era usata per garantire, oltre all’amore, anche felicità, protezione, purificazione e gioia. Da queste credenze nacque la tradizione popolare con la quale si pretendeva che per assicurare felicità e prosperità alla futura sposa, le spighe di lavanda dovessero essere messe all’interno del suo corredo.

La leggenda della fata Lavandula

Molto diffusa in Francia è la leggenda che associa la fata Lavandula alla nascita e diffusione della lavanda in tutta la Provenza.

‘Una bellissima fata di nome Lavandula nata fra le lande selvagge della montagna di Lure, aveva i capelli biondi e gli occhi azzurri. Lavandula, un giorno, si mise a cercare un bel posto dove andare a vivere e iniziò a sfogliare un libro di paesaggi. Ad un certo punto, si fermò sulla pagina della Provenza e cominciò a piangere alla vista delle povere terre aride e incolte. Ecco allora che tutte le sue lacrime caddero sulla pagina e finirono per macchiarla. Cercando di nascondere il danno fatto, la fata si asciugò i magnifici occhi blu ma provocò ancora più danni, spargendo le gocce di lacrime dappertutto sulla pagina. Disperata, la fata prese un grande pezzo di cielo blu sulla Provenza per dimenticare tutte le macchie. Da quel giorno, la lavanda cresce in quelle terre e le fanciulle bionde di Provenza hanno gli occhi blu con scintille color lavanda, soprattutto quando in estate, al calar della sera, si mettono a guardare il cielo che scende sui campi di lavanda in fiore.’

Il linguaggio dei fiori

La lavanda, nel linguaggio dei fiori, ha due significati differenti e in spiccata contrapposizione tra loro. Il primo indica ‘il tuo ricordo è la mia unica felicità’. La spiga della lavanda, infatti, è considerata un amuleto contro le disgrazie e il male oppure, in alternativa, un talismano della fecondità. Altro significato, totalmente opposto, molto diffuso e accreditato maggiormente, riprende una tradizione che rivela come la lavanda fosse usata in antichità contro i morsi di serpente. Era, dunque, considerata un antidoto ma la credenza antica sosteneva che i serpenti facessero i loro nidi proprio all’interno dei cespugli di lavanda e quindi che bisognasse sempre avvicinarsi con prudenza. Da qui, il significato di ‘diffidenza’.

Lezione di giardinaggio

Le caratteristiche della lavanda

La lavanda è un arbusto legnoso, le cui foglie sono di colore verde-grigiastro, strette e allungate. I fiori sono inconfondibili con il loro colore azzurro, disposti lungo le spighe della pianta. Come già accennato, quasi tutte le specie, tranne la L. stoechas, hanno bisogno di un terreno fortemente calcareo, soleggiato e asciutto. Questa pianta, infatti, cresce in cespugli molto ramificati che la rendono tipica dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Molto famosa la lavanda della Provenza ma non è da meno in Italia con una forte diffusione tra la bassa mantovana e l’Emilia Romagna.

L’impianto

Per iniziare a coltivare la lavanda, il periodo migliore va da fine estate fino a fine marzo, dopo aver scelto adeguatamente un terreno sciolto, calcareo, asciutto e senza ristagni idrici, questi ultimi grandi nemici della lavanda. Se il clima della zona è mite, il trapianto delle talee semilegnose, circa 10 - 20 cm, va messo a radicare in autunno - inverno direttamente in piena terra mentre se la lavanda viene presa dal vivaio va messa a dimora in primavera. Prima di procedere con l’impianto, il terreno deve essere pulito da eventuali infestazioni e concimato all’inizio della stagione vegetativa.

La potatura

Per quanto riguarda la potatura, deve essere fatta, la prima volta, l’anno successivo all’impianto. Dovrebbe essere eseguita a fine inverno, tagliando un centimetro al di sopra della vegetazione. In seguito, la potatura potrà essere anche molto drastica, riducendo di circa dieci centimetri la vegetazione dell’anno precedente. In questo modo, la fioritura e la compattezza della chioma ne risulteranno favorite. Quando il cespuglio si sarà completamente formato, potrebbe essere utile potare la pianta nel mese di febbraio, spogliandola del tutto. La vegetazione non tarderà a riformarsi.

L’irrigazione

Per la lavanda, l’irrigazione non è problema rilevante. Se alla sua prima estate viene innaffiata regolarmente allora può resistere anche alcuni periodi senza acqua. Ricorda che la lavanda, solo se coltivata in luoghi umidi e con un pessimo drenaggio, può sviluppare del marciume radicale e avere, così, grossi problemi.